Nel percorso che vede L’Aquila protagonista come Capitale italiana della Cultura 2026, aprile si conferma il momento di più profonda connessione tra passato e futuro. In occasione del diciassettesimo anniversario del sisma, la Municipalità e la cittadinanza rinnovano il solenne tributo alla memoria delle 309 vittime attraverso un protocollo di celebrazioni che sceglie la tenacia del fiore come simbolo di rigenerazione.
Un nuovo linguaggio per il ricordo
Il 2026 segna un passaggio importante nelle modalità di “fare memoria” attraverso un percorso nel segno del raccoglimento. Al crepuscolo del 5 aprile, un faro azzurro si solleverà verso il cielo dal cortile di Palazzo Margherita. La serata proseguirà alle ore 21 alla Villa Comunale per la distribuzione dei fiori, seguita dalle note dei Solisti Aquilani sotto il porticato dell’Emiciclo. Il percorso culminerà al Parco della Memoria con l’accensione del braciere alle 22:15, la lettura dei nomi e la deposizione dei fiori sulla fontana del Parco poco dopo la mezzanotte.
Simbolo di questo legame è la spilla del Fiore della Memoria, il croco di zafferano, definita dal sindaco Pierluigi Biondi: “Un fiore resistente, tenace come la nostra terra, come la nostra gente… un cameo di quel grande memoriale che è L’Aquila, teatro di dolore e di rinascita”.
La musica come ponte tra le generazioni
Le celebrazioni integrano solennità istituzionale e arte musicale sotto la direzione del maestro Leonardo De Amicis. Il 6 aprile, dopo la Santa Messa in suffragio delle vittime presso la Chiesa delle Anime Sante in Piazza Duomo, officiata dall’arcivescovo Mons. Antonio D’Angelo, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio ospiterà un momento di riflessione con la Cappella musicale pontificia sistina e Daniele Pecci.
Nel pomeriggio, il concerto dell’Orchestra Jazz che Vorrei presso il Centro servizi anziani (CSA) testimonierà il legame tra memoria storica ed energia creativa. Come sottolineato dal sindaco Biondi: “Ricordare, per noi, non è soltanto tornare con il pensiero a quella notte: è scegliere, ogni giorno, di essere una comunità all’altezza di quella ferita e di quella eredità”.
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