Fino al 4 settembre 2026, alla Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre in Corso Vittorio Emanuele all’Aquila, è visitabile gratuitamente la mostra dedicata a Shu Takahashi, uno degli artisti più significativi del dialogo tra le avanguardie europee e la tradizione orientale: “Nanakorobi Yaoki – Cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. Un artista giapponese nella collezione di Giorgio de Marchis. Un mondo fluttuante tra Oriente e Occidente”. L’iniziativa rientra nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila.
Nanakorobi Yaoki è un proverbio giapponese: cadere sette volte, rialzarsi l’ottava. Una filosofia di vita costruita sull’idea che il valore non stia nell’evitare la caduta ma nel rialzarsi sempre. Per L’Aquila — città che ha scelto la cultura come forma di rinascita — scegliere questo titolo non è un caso.
Inaugurata il 2 luglio 2026 e visitabile gratuitamente fino al 4 settembre, la mostra è il secondo progetto della rassegna Nanakorobi Yaoki della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, con la direzione artistica di Diana Di Berardino. È curata da Anna Imponente con la collaborazione di Ari Takahashi, figlio dell’artista, e allestita da Marcello Deroma e Carlo Mangolini.
Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e dell’Istituto Giapponese di Cultura a Roma (Japan Foundation).
Chi è Shu Takahashi
Shu Takahashi nasce nel 1930 nella prefettura di Hiroshima. Si avvicina alla pittura come a una “profonda, liberatoria esigenza di espressione” e ottiene il primo grande riconoscimento in Giappone nel 1961, vincendo il Gran Premio dei Nuovi Artisti con Strada della luna al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo.
Nel 1963 arriva in Italia grazie a una borsa di studio del Governo italiano. L’incontro con Lucio Fontana e lo spazialismo segna il suo sguardo senza condizionarlo: la sua ricerca sviluppa una via propria, che unisce l’artificiosità costruttivista occidentale al vitalismo organicista orientale. Il 1966 — con la prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia — segna la svolta verso il colore: smalti nitrati e acrilici in tonalità vibranti di blu, rosso e arancio, usati per rappresentare una forma di gioia di vivere come “spinta energetica”.
Takahashi sviluppa una tecnica originale basata sulle “shaped canvas” — tele sagomate con margini curvilinei e solchi profondi tra i colori — che superano la distinzione tra pittura e scultura, conferendo all’opera una dimensione oggettuale e spaziale. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1976 e alla Quadriennale di Roma nel 1977; la sua carriera culmina con una retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1993. Nel 1996 realizza il mosaico “Quattro Stagioni” nella stazione metro Ottaviano di Roma.
Ha vissuto in Italia per quarant’anni. Nel 2020 viene insignito del titolo di Persona di Merito Culturale dal Governo Giapponese; nel 2021 riceve l’onorificenza di Commendatore dal Governo Italiano.

La mostra: tre livelli di lettura, un dialogo tra culture
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tutti gli ambienti della Fondazione su tre livelli sovrapposti.
Il livello visivo: le opere — provenienti dalla Collezione della Fondazione e da prestiti di importanti collezioni pubbliche e private italiane e giapponesi — mostrano la loro “essenziale policromia e fluidità di forme”. Tra queste spicca “Incontro” (1992), grande opera monumentale proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (GNAMC).
Il livello documentario: apparati informativi, riproduzioni fotografiche e videoproiezioni restituiscono tre interventi chiave nella carriera di Takahashi: l’allestimento della discoteca Mon Ami a Roma nel 1969 (video: youtu.be/Nwy49OiuZeg), l’installazione sul Battistero di San Giovanni a Volterra nel 1973 (video: youtu.be/8Ml6TEah9Yk) e i dipinti monumentali per il Tempio buddista Renge-In Tanjo-Ji in Giappone nel 2017 (video: youtu.be/cV0HzqMJXnY).
Il livello emozionale: ritratti dell’artista, trascrizioni di interviste e pensieri personali che restituiscono la dimensione umana di Takahashi.
Il percorso è accessibile in doppio registro linguistico (italiano/inglese), con QR code per approfondimenti e una brochure-origami a cura di Valentina Equizi.
Come scrive Anna Imponente nel testo critico: «Strana l’eleganza, lo splendore, l’intensità ineguagliata della sua arte. Fatta di semplificazioni estreme, l’innocenza di sensazioni tattili, l’epifania di nuovi materiali, i colori di lacca. […] Con la permeabilità del suo spirito Takahashi trasforma in realtà il sogno sublime di attraversare i muri dello studio unendo in un continuo fluire Oriente e Occidente, contenere universi di modernità e tradizione.»
Informazioni pratiche
| Mostra | Nanakorobi Yaoki – Shu Takahashi |
| Sede | Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre, Corso Vittorio Emanuele II, 23 — L’Aquila |
| Fino al | 4 settembre 2026 |
| Orari | Giovedì 11:00 – 19:30
Venerdì 17:30 – 20:00 Sabato 17:30 – 20:00 Domenica 11:00 – 13:00 / 17:30 – 20:00 |
| Ingresso | Libero |
| Sito | fondazionedemarchis.it |
| Info | fondazione.demarchis@gmail.com |
Mostra inserita nel programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sostenuta e promossa dal Comune dell’Aquila.
