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Fabio Mauri. Gli anni dell'Aquila — mostra curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, MAXXI L'Aquila | Palazzo Ardinghelli, 26 settembre 2026 – 24 gennaio 2027
“Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”: al MAXXI L’Aquila la grande mostra curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini nel centenario della nascita. Dal 26 settembre 2026

Nel centenario della nascita di Fabio Mauri, il Comune dell’Aquila e il MAXXI presentano la mostra più attesa dell’autunno 2026: “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini. Dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 al MAXXI L’Aquila, a Palazzo Ardinghelli, un percorso tra opere, performance e immagini che restituisce il ventennio aquilano di uno degli artisti più radicali e influenti dell’arte italiana del Novecento.

Cento anni dalla nascita. Vent’anni trascorsi all’Aquila. Una mostra curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini. Basterebbero questi tre elementi per fare di “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila” uno degli appuntamenti espositivi più attesi in Italia nel 2026.

Il Comune dell’Aquila e il MAXXI presentano la mostra nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026: dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, gli spazi di Palazzo Ardinghelli sede del MAXXI L’Aquila, ospitano il progetto espositivo dedicato a Fabio Mauri (Roma, 1926 – 2009) — artista, scrittore e intellettuale tra le figure più radicali e influenti dell’arte italiana del secondo Novecento — a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini.

“Con questa mostra L’Aquila compie un gesto di riconoscenza verso Fabio Mauri, che ha dato molto alla città in qualità di artista, intellettuale e docente”, dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. “Grazie a Maurizio Cattelan e a Marta Papini, viene celebrata la sua ricerca artistica e il ruolo che ha avuto nella formazione di generazioni di studenti e della città.”

Fabio Mauri e L’Aquila: vent’anni di insegnamento e ricerca

Il legame tra Fabio Mauri e L’Aquila non è una coincidenza biografica: è il cuore della mostra e il motivo per cui L’Aquila è il luogo più giusto in cui celebrare il suo centenario.

Dal 1979 al 1999, Mauri ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila: vent’anni in cui ha costruito un legame profondo con il territorio, gli studenti e la città, formando generazioni di artisti e portando nel capoluogo abruzzese una delle voci più autorevoli e necessarie del dibattito culturale italiano. L’esposizione ripercorre questo ventennio attraverso una selezione di opere realizzate durante gli anni aquilani, restituendone la forza critica.

“Al MAXXI L’Aquila abbiamo accolto con entusiasmo l’idea dei curatori di celebrare Fabio Mauri nel centenario della nascita e di farlo proprio nella città che è stata parte attiva del suo percorso creativo”, dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI. “Il museo riveste così, ancora una volta, la funzione di luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente.”

Il progetto espositivo: immagini, ideologia, memoria

La ricerca di Fabio Mauri ruota attorno a un asse teorico preciso: il rapporto tra immagine, ideologia e memoria storica, e i meccanismi attraverso cui le rappresentazioni influenzano la coscienza individuale e collettiva. Un pensiero sviluppato in modo sistematico e che oggi — in un presente segnato da conflitti e tensioni ideologiche — conserva una urgenza civile e politica intatta.

L’allestimento negli spazi di Palazzo Ardinghelli non segue un ordine cronologico o filologico: le opere si articolano come una sequenza di immagini che si sedimentano nella mente del visitatore attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti. Un percorso che mette chi guarda in una posizione scomoda — testimone e complice al tempo stesso degli orrori e degli oblii della Storia.

Fulcro della mostra è Io sono un ariano, ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. Composto quasi interamente da immagini — «una filiera di idee nate come successione di altre» — il volume assume la forma di un diario visivo in cui l’artista afferma di aver fatto, sul serio, esperienza della vita. La presenza integrale del libro nella mostra allarga l’esperienza oltre le opere: è la vita stessa di Fabio Mauri a entrare nello spazio espositivo.

“Fabio Mauri ha interrogato con straordinaria lucidità il rapporto tra simboli, narrazioni e apparati visivi”, dichiarano i curatori Maurizio Cattelan e Marta Papini. “Con questa mostra vogliamo restituire l’attualità di quel discorso, a partire dal valore decisivo che le immagini assumono nella sua produzione e, in modo particolare, in Io sono un ariano, dove diventano una forma di pensiero, testimonianza e responsabilità dello sguardo.”

Le opere e le performance

Accanto alle opere scultoree e installative — tra cui Muro d’Europa / La barca (1979), Entartete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995), La Resa (2002) — la mostra presenta due performance emblematiche che raramente tornano in scena:

Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989): presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13) — tra le più importanti rassegna di arte contemporanea al mondo — torna all’Aquila per la prima volta dopo oltre tre decenni.

Fabio Mauri. Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989)

Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971): riportata in scena dopo quasi trent’anni in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Una delle azioni più radicali nella storia della performance italiana, che l’Aquila ha il privilegio di ospitare.

Fabio Mauri. Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971)

I temi che attraversano la mostra — la posizione ambigua dell’Europa come luogo «non più di idillio che di sterminio, perfettamente idonea a entrambi»; il rapporto tra arte e politica; la memoria delle atrocità della guerra; l’espiazione di colpe individuali e collettive; il fascino persuasivo dell’ideologia — sono temi del Novecento che il presente non ha finito di elaborare.

Mostra presentata dal Comune dell’Aquila e dal MAXXI, nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

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