All’Aquila i dati di una ricerca che smonta un luogo comune: i giovani delle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria sono radicati nel territorio, vogliono restare e sarebbero pronti a investirci. Ma senza lavoro qualificato, formazione e servizi, quasi due su tre hanno pensato almeno una volta di andarsene. L’indagine Tecnè per Fondazione Magna Carta, presentata il 12 giugno nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, con Andrea Abodi, Guido Castelli, Pierluigi Biondi e Gaetano Quagliariello.
Restare non è rassegnazione: è una scelta. È il messaggio che emerge con forza dall’indagine “I giovani nelle aree fragili”, realizzata da Tecnè per conto della Fondazione Magna Carta nell’ambito del progetto Connessioni per la crescita dell’Appennino (Bando FRES 2024), e presentata oggi, 12 giugno 2026, all’Aquila.
L’iniziativa rientra nel ciclo “Aree fragili, futuro possibile” — sostenuto dal Comune dell’Aquila e organizzato da Fondazione Magna Carta nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 — e fotografa per la prima volta con dati sistematici il rapporto tra le nuove generazioni e i territori interni dell’Appennino centrale.
I dati sono stati presentati dal presidente di Tecnè, Carlo Buttaroni, e preceduti dai saluti del presidente di Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello. All’incontro sono intervenuti il Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016, Guido Castelli, e il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Le conclusioni sono state affidate al Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Ha moderato Annamaria Parente, Direttrice dell’Osservatorio sulla crisi demografica di FMC.
I dati: legame forte, opportunità scarse
Il ritratto che emerge dall’indagine è più complesso — e più incoraggiante — di quanto il dibattito sullo spopolamento lasci spesso immaginare.
Il radicamento è reale: il 79% dei giovani residenti nelle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria si dichiara “molto” o “abbastanza” legato al proprio territorio. Il 64% valuta positivamente la qualità della vita nel comune in cui vive. Il 55% considera le aree interne una risorsa strategica per l’Italia.
Ma il rischio fuga è concreto: nonostante questo radicamento, il 65% degli intervistati ha pensato almeno una volta di trasferirsi altrove. La percentuale scende al 48% nella fascia 30-34 anni — il segmento che, avendo già fatto scelte di vita più definite, manifesta un maggiore ancoraggio al territorio.
Il nodo è il lavoro: per il 74% dei giovani il principale limite delle aree interne è la scarsità di prospettive lavorative e di crescita professionale. L’88% indica come prima priorità un lavoro stabile e ben retribuito; il 49% un’occupazione qualificata e coerente con il proprio percorso di studi. Gli incentivi fiscali e il lavoro da remoto, invece, si rivelano fattori decisivi solo per una quota residuale.
Sei su dieci investirebbero nel proprio comune
Il dato forse più significativo per le politiche territoriali è quello sulla propensione all’investimento: 6 giovani su 10 dichiarano che aprirebbero un’impresa o un’attività nel comune in cui vivono. La quota sale al 66% tra i 30-34enni. Non una generazione rassegnata, dunque, ma una generazione che aspetta condizioni minime per trasformare l’appartenenza in un progetto di vita.
Il Cratere Sisma 2016: più radicamento, più fiducia
Un capitolo specifico riguarda i giovani che vivono nell’area del Cratere Sisma 2016, dove gli investimenti sulla ricostruzione hanno prodotto un effetto misurabile sulla fiducia delle nuove generazioni. In quest’area il 67% degli under 35 studia o lavora nel proprio comune di residenza — sette punti percentuali in più rispetto alla media del campione. La maggioranza (42%) ritiene che tra dieci anni vivrà in una situazione simile a quella attuale; un altro 42% si aspetta un miglioramento, anche qui sopra la media. Il dato sull’Intelligenza artificiale e il digitale raggiunge nelle aree del Cratere l’82% — a conferma dell’impatto degli investimenti sull’innovazione digitale realizzati in questi territori.
Digitale, turismo e formazione: le leve dello sviluppo
L’indagine registra una significativa fiducia nei confronti delle nuove tecnologie come strumento di sviluppo territoriale:
- L’80% ritiene che AI e digitale possano favorire la crescita economica e la promozione turistica del territorio
- Il 76% considera l’e-learning uno strumento utile per studiare senza lasciare il comune di residenza (78% tra gli under 25)
- Il 65% userebbe piattaforme digitali per la formazione professionale
- Il 65% indica il turismo culturale come il modello di sviluppo più adatto all’Appennino; il 64% quello esperienziale, con punte dell’85% nei comuni ultraperiferici
Un dato contestuale rafforza questo quadro: il polo universitario dell’Aquila ha registrato una crescita degli iscritti del +25,6% tra l’anno accademico 2018-2019 e il 2024-2025, confermando la capacità della città di attrarre e trattenere capitale umano nella fascia appenninica.
Le voci dei protagonisti
“I giovani continuano a manifestare un forte legame con il proprio territorio e molti di loro sarebbero disposti a investire nel comune in cui vivono, aprendo un’attività o avviando un progetto imprenditoriale. Eppure quando le opportunità di studio, lavoro e crescita professionale si riducono, aumenta la propensione a trasferirsi altrove”, ha dichiarato Gaetano Quagliariello, presidente di Fondazione Magna Carta. “Per invertire questa tendenza occorre investire nella conoscenza e nell’innovazione: università, centri di ricerca, trasferimento tecnologico e reti di collaborazione tra formazione e impresa.”
“La ricerca sulle nuove generazioni dell’Appennino centrale conferma che i giovani non hanno smesso di credere nei propri territori. Il legame con le comunità di origine resta forte, ma per trasformarlo in una scelta di vita servono lavoro qualificato, formazione, servizi, mobilità, connettività e opportunità d’impresa”, ha affermato Guido Castelli, Commissario Straordinario Sisma 2016. “Il nostro obiettivo è che un investimento in un piccolo comune produca effetti che vanno oltre il singolo intervento: un lavoro qualificato trattiene una famiglia; quella famiglia contribuisce a mantenere aperta una scuola; la scuola sostiene i servizi; i servizi mantengono viva la comunità.”
“Le aree interne non possono essere considerate periferie dello sviluppo. I giovani restano dove trovano opportunità, servizi, collegamenti e una prospettiva di futuro”, ha sottolineato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. “L’Aquila sta dimostrando che è possibile trasformare una condizione di fragilità in una leva di crescita, mettendo cultura, ricerca, formazione e innovazione al servizio dell’intero comprensorio.”
