A diciassette anni dal terremoto del 2009, il sipario ottocentesco del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis” è tornato al suo posto. Recuperato dopo il sisma, sottoposto a un delicato restauro curato dalla Soprintendenza ABAP per le province dell’Aquila e di Teramo, il prezioso manufatto dipinto dal boemo Franz Hill prima del 1820 è di nuovo sul palcoscenico del teatro aquilano, alla vigilia della cerimonia di riapertura del 17 novembre.
C’è un’opera d’arte che, come il teatro che la ospita, attendeva di tornare a casa. Il sipario storico del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis” dell’Aquila è di nuovo sul suo palcoscenico: 100 metri quadrati di stoffa dipinta, più di duecento anni di storia, un’avventura che va dalla rivoluzione industriale al terremoto del 2009 fino al 2026, anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.
Il progetto di restauro è stato curato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e di Teramo, che ha assicurato il finanziamento dell’intervento e il ruolo di stazione appaltante. Il completamento del restauro è avvenuto al Teatro “Fedele Fenaroli” di Lanciano, grazie alla disponibilità delle amministrazioni comunali che nel corso degli anni hanno reso possibile ospitare i lavori.
L’opera: Virgilio, gli Amiternini e il pennello di Franz Hill
Il sipario fu dipinto dal boemo Franz Hill — raffinato artista autore anche di pregevoli affreschi nella Reggia di Caserta — poco prima del 1820, per la Sala Olimpica del complesso di Sant’Agostino all’Aquila.
La scena raffigurata è tratta dal settimo libro dell’Eneide di Virgilio: i guerrieri amiternini — la tribù sabina che abitava l’odierno territorio aquilano nell’antichità — si preparano al combattimento. La composizione restituisce l’episodio con una ricchezza di dettagli che ancora stupisce: volti individuali, vesti elaborate, colori vividi e, al centro, un tempio greco con colonne doriche.
Quando la Sala Olimpica fu demolita nel 1857, il sipario non fu disperso: fu destinato al nascente Teatro Comunale, entrando a fare parte del patrimonio artistico e scenico della città. Là rimase per oltre centocinquant’anni, fino al terremoto del 2009.
La storia del restauro
“Il ritorno dello storico sipario nella sua sede originaria è un momento di grande emozione, che accompagna uno degli appuntamenti più attesi dalla nostra comunità. Restituire un’opera d’arte che rischiava di rimanere lontana dal suo pubblico e riportarla nel luogo al quale appartiene, il Teatro Comunale dell’Aquila, alla vigilia della sua riapertura, rende questo momento ancora più significativo”, dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.
Il restauro è stato seguito da Antonio David Fiore, storico dell’arte, e dalla restauratrice Fernanda Falcon Martinez, sotto la direzione del Soprintendente Massimo Sericola.
Quando sarà visibile
Il sipario è tornato fisicamente al Teatro Comunale, ma non sarà visibile al pubblico immediatamente. L’allestimento scenografico attualmente presente sul palcoscenico per “La Traviata” — l’opera di Verdi che inaugurerà il teatro il 18 e 22 novembre — ne impedisce temporaneamente la fruizione. Il sipario storico sarà visibile al pubblico una volta completato il ciclo di spettacoli inaugurali e smontato l’allestimento.
Nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
